dedica

All’ammirevole fierezza
dei pescatori locali,

all’esemplare professionalità
degli addetti all’accoglienza ospitale
del turismo interno e straniero,

al persistente impegno delle giovani generazioni
nel perseguire la tradizione partecipativa
alle comuni fortune
della comunità fiumicinese

gli Autori dedicano
queste pagine.

 

 

Notazione editoriale di Augusto Bastianelli

Al di là delle strategie sociali di parte, al di sopra dei tatticismi delle forze politiche organizzate, nel rispetto delle radici culturali di ciascuna etnia regionale che ha concorso a comporre l'odierna unità comunitaria dell'antico villaggio di pescatori, l'Associazione culturale "Amici di Fiumicino" (sorta appena un anno fa) ha inteso tenere fede con l'uscita del presente volume al suo impegnativo programma editoriale.
Dopo aver dato alle stampe "FIUMICINO SI RACCONTA", con il quale - io stesso autore - ho voluto mettere in evidenza il Costume di vita del nostro recente passato, affinché niente andasse mai più perduto dei ricordi della memoria, questo secondo libro - che vanta le firme di Ezio D'Andrea e Domenico Pema Ruggiero - tende a sottolineare il più fedelmente possibile quel vissuto contemporaneo di Società "paesana" che reclama con diritto di poter decidere sulla priorità delle istanze comuni, secondo scelte libere e responsabili del complesso sviluppo socio-economico, civile e culturale cui tutte le categorie umane fiumicinesi aspirano.
Per inciso, merita aggiungere a tale proposito che il trittico sarà completato a breve scadenza con il definitivo allestimento del terzo volume, il quale riserverà ai lettori non poche soddisfacenti sorprese, in quanto risulterà compendio ponderoso e fedele della Storia del territorio dalle origini millenarie ai nostri giorni.
In ogni caso, per tornare al contenuto della presente pubblicazione, ho il piacere di mettere nel dovuto risalto che la chiarezza con cui sono state affrontate le problematiche locali risponde rigidamente all'analisi di ciascun cittadino attento e interessato all'ambiente, indipendentemente dalla sua personale militanza politica e in stretta dipendenza allo spirito statutario dell'Associazione "Amici di Fiumicino" che vuole questa promozione editoriale fondata esclusivamente sulla sollecitazione umana delle ragioni culturali di fondo di tutta la collettività.
È in questo spirito, del resto, che meritano di essere rimarcate tutte quelle proposte apprezzabili di sviluppo avanzate in passato - senza soluzioni di continuità - in modo concorde e unitario, da tutte le forze politiche locali, offrendo esempio ai loro stessi vertici esterni di come la soluzione di certi problemi non debba mai risultare subordinata alle differenze ideologico-culturali di ciascuna di esse.
Per cui, a Fiumicino si è spesso dovuto assistere a particolari forme di malessere perfino tra i militanti dei partiti che concorrevano a comporre la coalizione maggioritaria dei governi capitolini, per la testardaggine dei rispettivi vertici provinciali e nazionali nel negare tassativamente all'istituto della circoscrizione il diritto di autonomia decisionale.
Se non fosse stato così, forse adesso non staremmo qui a parlare sul sistema portuale del nostro piccolo centro costiero, che pure ha dato sufficienti garanzie di equilibrio civico nel sollecitare i vari gruppi politici organizzati al suo interno, affinché pensassero uno sviluppo serio e intelligente, senza proiezioni demagogiche, mirato esclusivamente a soddisfare l'interesse e le attese di tutta la collettività.
Non a caso, mentre la popolazione continua ancor oggi a riservare ogni apprezzamento e stima agli uomini responsabili dei partiti locali, tuttavia si mostra ben decisa nell'attribuire ai vertici esterni delle medesime forze politiche qualsiasi colpa che risulti connessa all'azione discriminante perpetrata ai danni di Fiumicino, provocando delusioni a catena con il conseguente persistere progressivo nella perdita di credibilità dei professionisti della politica che hanno condiviso la gestione del governo di Roma almeno negli ultimi due decenni.
Sono questi ultimi, infatti, a essere in forte ritardo con la società civile e politica fiumicinese; e sono i meccanismi burocratici a intralciare pesantemente l'ordinato processo della crescita economico-sociale e produttiva dell'antico villaggio di pescatori.
Ci vuole, quindi, un raccordo diverso tra potere capitolino e circoscrizione, tra vertici politici esterni e gruppi organizzati locali, tra amministratori pubblici della città e cittadinanza periferica della costa che avverte ogni giorno di più il bisogno di decidere con urgenza sul proprio futuro.
Ci vuole, insomma (come affermano gli autori di queste pagine) maggiore autonomia decisionale e deliberante degli organismi amministrativi decentrati, se non si vogliono soffocare le domande di sviluppo e di progresso che prendono forma dalle aspirazioni democratiche popolari interessate all'ambiente e al territorio nel quale operano e vivono decine di migliaia di soggetti liberi e pensanti, oltre che preparati, coscienti e responsabili.
Non per niente, le pagine che seguono risultano scritte proprio in difesa della gente più umile e meno tutelata nel proprio affermarsi all'interno del sistema democratico, evitando di proposito qualsiasi angolazione politica di parte.
Il tema del discorso di fondo, per altro, è rivolto chiaramente a togliere le bende dagli occhi dei più deboli (persone, gruppi, operatori di attività a rischio, dipendenti da lavoro abusivo) nell'intento preciso di sottrarli alle vergognose manovre clientelari dei nuovi potenti, i quali - appunto - non sarebbero mai diventati tali se il concorso attivo dell'elettorato fosse stato considerato solo il primo passo cui avrebbe dovuto conseguire la partecipazione attiva dei singoli cittadini (non professionisti della politica) alla vita democratica, mediante quel potere decisionale di base che risulta necessario a riscattarli dalla condizione di "sudditi", per elevarli a soggetti responsabili di scelte consapevoli, non più oggetto di scandalo delle divisioni orchestrate ad arte in altre sedi, troppo distanti dal luogo nel quale essi svolgono attività di servizio socio-politico, economico e produttivo.
Per cui, ogni pagina di questo libro merita di essere letta con attenzione, sia quando sembra scivolare soltanto su fattori marginali di ironia o di polemica, sia quando sembra perdersi nell'inutile bilancio delle ingiustizie, dei patimenti, delle disperazioni che hanno segnato il cammino dei fiumicinesi negli ultimi due decenni.
L'intero testo, alla fine, risulterà al lettore come l'umile e forte segno della sua stessa coscienza, libertà e dignità.
Soprattutto, egli potrà scorgervi la possibile verità che tenta la penetrazione dei motivi che ostacolano da sempre il ragionevole componimento di tanti problemi sociali, l'evolversi naturale della crescita economica, il perseguimento di un ordinato progresso; quei motivi, insomma, che hanno sempre rallentato il processo di sviluppo misurato dalla qualità del vivere più che dal reddito pro capite, e che troppo spesso ha aiutato a nascondere l'inefficienza e la distrazione abituale dei pubblici amministratori della Capitale su qualunque problema, piccolo o grande, della estrema periferia costiera.

Augusto Bastianelli

 

 

 

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