Al di là delle strategie sociali di parte,
al di sopra dei tatticismi delle forze politiche organizzate,
nel rispetto delle radici culturali di ciascuna etnia regionale
che ha concorso a comporre l'odierna unità comunitaria
dell'antico villaggio di pescatori, l'Associazione culturale
"Amici di Fiumicino" (sorta appena un anno fa) ha
inteso tenere fede con l'uscita del presente volume al suo impegnativo
programma editoriale.
Dopo aver dato alle stampe "FIUMICINO SI RACCONTA",
con il quale - io stesso autore - ho voluto mettere in evidenza
il Costume di vita del nostro recente passato, affinché
niente andasse mai più perduto dei ricordi della memoria,
questo secondo libro - che vanta le firme di Ezio D'Andrea e
Domenico Pema Ruggiero - tende a sottolineare il più
fedelmente possibile quel vissuto contemporaneo di Società
"paesana" che reclama con diritto di poter decidere
sulla priorità delle istanze comuni, secondo scelte libere
e responsabili del complesso sviluppo socio-economico, civile
e culturale cui tutte le categorie umane fiumicinesi aspirano.
Per inciso, merita aggiungere a tale proposito che il trittico
sarà completato a breve scadenza con il definitivo allestimento
del terzo volume, il quale riserverà ai lettori non poche
soddisfacenti sorprese, in quanto risulterà compendio
ponderoso e fedele della Storia del territorio dalle origini
millenarie ai nostri giorni.
In ogni caso, per tornare al contenuto della presente pubblicazione,
ho il piacere di mettere nel dovuto risalto che la chiarezza
con cui sono state affrontate le problematiche locali risponde
rigidamente all'analisi di ciascun cittadino attento e interessato
all'ambiente, indipendentemente dalla sua personale militanza
politica e in stretta dipendenza allo spirito statutario dell'Associazione
"Amici di Fiumicino" che vuole questa promozione editoriale
fondata esclusivamente sulla sollecitazione umana delle ragioni
culturali di fondo di tutta la collettività.
È in questo spirito, del resto, che meritano di essere
rimarcate tutte quelle proposte apprezzabili di sviluppo avanzate
in passato - senza soluzioni di continuità - in modo
concorde e unitario, da tutte le forze politiche locali, offrendo
esempio ai loro stessi vertici esterni di come la soluzione
di certi problemi non debba mai risultare subordinata alle differenze
ideologico-culturali di ciascuna di esse.
Per cui, a Fiumicino si è spesso dovuto assistere a particolari
forme di malessere perfino tra i militanti dei partiti che concorrevano
a comporre la coalizione maggioritaria dei governi capitolini,
per la testardaggine dei rispettivi vertici provinciali e nazionali
nel negare tassativamente all'istituto della circoscrizione
il diritto di autonomia decisionale.
Se non fosse stato così, forse adesso non staremmo qui
a parlare sul sistema portuale del nostro piccolo centro costiero,
che pure ha dato sufficienti garanzie di equilibrio civico nel
sollecitare i vari gruppi politici organizzati al suo interno,
affinché pensassero uno sviluppo serio e intelligente,
senza proiezioni demagogiche, mirato esclusivamente a soddisfare
l'interesse e le attese di tutta la collettività.
Non a caso, mentre la popolazione continua ancor oggi a riservare
ogni apprezzamento e stima agli uomini responsabili dei partiti
locali, tuttavia si mostra ben decisa nell'attribuire ai vertici
esterni delle medesime forze politiche qualsiasi colpa che risulti
connessa all'azione discriminante perpetrata ai danni di Fiumicino,
provocando delusioni a catena con il conseguente persistere
progressivo nella perdita di credibilità dei professionisti
della politica che hanno condiviso la gestione del governo di
Roma almeno negli ultimi due decenni.
Sono questi ultimi, infatti, a essere in forte ritardo con la
società civile e politica fiumicinese; e sono i meccanismi
burocratici a intralciare pesantemente l'ordinato processo della
crescita economico-sociale e produttiva dell'antico villaggio
di pescatori.
Ci vuole, quindi, un raccordo diverso tra potere capitolino
e circoscrizione, tra vertici politici esterni e gruppi organizzati
locali, tra amministratori pubblici della città e cittadinanza
periferica della costa che avverte ogni giorno di più
il bisogno di decidere con urgenza sul proprio futuro.
Ci vuole, insomma (come affermano gli autori di queste pagine)
maggiore autonomia decisionale e deliberante degli organismi
amministrativi decentrati, se non si vogliono soffocare le domande
di sviluppo e di progresso che prendono forma dalle aspirazioni
democratiche popolari interessate all'ambiente e al territorio
nel quale operano e vivono decine di migliaia di soggetti liberi
e pensanti, oltre che preparati, coscienti e responsabili.
Non per niente, le pagine che seguono risultano scritte proprio
in difesa della gente più umile e meno tutelata nel proprio
affermarsi all'interno del sistema democratico, evitando di
proposito qualsiasi angolazione politica di parte.
Il tema del discorso di fondo, per altro, è rivolto chiaramente
a togliere le bende dagli occhi dei più deboli (persone,
gruppi, operatori di attività a rischio, dipendenti da
lavoro abusivo) nell'intento preciso di sottrarli alle vergognose
manovre clientelari dei nuovi potenti, i quali - appunto - non
sarebbero mai diventati tali se il concorso attivo dell'elettorato
fosse stato considerato solo il primo passo cui avrebbe dovuto
conseguire la partecipazione attiva dei singoli cittadini (non
professionisti della politica) alla vita democratica, mediante
quel potere decisionale di base che risulta necessario a riscattarli
dalla condizione di "sudditi", per elevarli a soggetti
responsabili di scelte consapevoli, non più oggetto di
scandalo delle divisioni orchestrate ad arte in altre sedi,
troppo distanti dal luogo nel quale essi svolgono attività
di servizio socio-politico, economico e produttivo.
Per cui, ogni pagina di questo libro merita di essere letta
con attenzione, sia quando sembra scivolare soltanto su fattori
marginali di ironia o di polemica, sia quando sembra perdersi
nell'inutile bilancio delle ingiustizie, dei patimenti, delle
disperazioni che hanno segnato il cammino dei fiumicinesi negli
ultimi due decenni.
L'intero testo, alla fine, risulterà al lettore come
l'umile e forte segno della sua stessa coscienza, libertà
e dignità.
Soprattutto, egli potrà scorgervi la possibile verità
che tenta la penetrazione dei motivi che ostacolano da sempre
il ragionevole componimento di tanti problemi sociali, l'evolversi
naturale della crescita economica, il perseguimento di un ordinato
progresso; quei motivi, insomma, che hanno sempre rallentato
il processo di sviluppo misurato dalla qualità del vivere
più che dal reddito pro capite, e che troppo spesso ha
aiutato a nascondere l'inefficienza e la distrazione abituale
dei pubblici amministratori della Capitale su qualunque problema,
piccolo o grande, della estrema periferia costiera.