Rivisitare l'avventura umana di Fiumicino, sorto
all'incirca duecento anni fa come villaggio di pescatori, ha
voluto dire prima di tutto entrare con discrezione nella quotidianità
esistenziale della gente; quella che sa aprirsi con fiducia
e abbandono al nuovo giorno, senza avere l'aria di dover rispondere
al grande disegno della storia, e tuttavia decisa a fare la
sua parte sul boccascena dello spettacolo ordinario della vita,
carico di istanze e di contraddizioni, prestando sempre attenzione
ai risvolti culturali che la inducono a guardare se stessa con
umiltà e il mondo circostante con la necessaria comprensione.
Qui non esistono certi bisogni impellenti di rifarsi al profilo
di una immagine del passato (per quanto viva nella memoria di
quanti amano rincorrere a ritroso l'antico splendore di Portus,
come si potrà avere conferma dal contesto del presente
volume) se si esclude quello di una naturale riscoperta della
solidarietà, che ha legato ieri e lega ancora oggi la
sua storia privata alla storia di tutta l'umanità.
Per cui, ogni capitolo generazionale e sempre rimasto agganciato
al precedente e si è agganciato al seguente con il concorso
forse perfino inconsapevole di una potenzialità collettiva
spontanea: quella che le persone erudite usano definire "presa
di coscienza della necessità di stabilire un ponte (inteso
come rapporto positivo) con il resto del mondo", quasi
che gli abitanti di Fiumicino siano nati tutti con la predisposizione
a vivere la vita come problema.
Valeva la pena, dunque, di raccogliere in un libro una simile
intuizione, per quanto connessa alla lunga serie di simboli
e di altrettanti "miti" insuperati, sebbene con il
rischio di confonderli con il fatalismo, appunto perché
sono essi a segnare i vari momenti delle svolte compiute negli
ultimi decenni di questo secolo. In ogni caso, via via che l'occhio
del lettore scorrerà le pagine che seguono, affioreranno
l'impegno, l'equilibrio e la volontà di una popolazione
che ha perseguito con scrupolo l'intimo disegno di dare grande
valore a quel processo di crescita civile che non conosce arrivi
e impone di rispondere con dignità al complesso obiettivo
di un ambiente urbano vivibile, con funzioni turistico culturali
di fondo, e perciò bisognoso di ben più adeguate
strutture pubbliche.
Ma le categorie di servizio sociale che formano il tessuto connettivo
del tranquillo borgo romano hanno saputo rispondere alla crescente
domanda con encomiabile tempismo. Prima fra tutte, è
stata la rete della ristorazione a offrire la regolarità
delle pulsazioni vitali di Fiumicino coi suoi cinquantadue locali
che coprono l'intera gamma variegata delle osterie tradizionali,
delle trattorie a conduzione familiare e dei ristoranti di fama,
la di cui riconosciuta professionalità ha raggiunto ormai
livelli di prim'ordine, creando una immagine di contenuto e
di efficienza tali da guadagnarsi l'ammirazione del mondo intero.
Si può e si deve affermare, in conclusione, che il disegno
di dare vita a questa iniziativa editoriale è nato alla
radice stessa del generale bisogno della gente di non rinunciare
mai, costi quel che costi, alla propria identità umana
e culturale, che rende quotidianamente possibile lo scambio
dei sentimenti posseduti in comune, con l'esclusione di qualsiasi
"effetto meraviglia"; perché essa desidera
continuare a vivere la vita come problema e non come spettacolo
effimero di facciata.