dedica

Alla memoria sacra di mio padre
che modesto produttore di vino in quel di Velletri
giunto a Fiumicino
seppe dare l'avvio
sessant'anni fa
a un'attività di ristoro altamente qualificata
tale da rendere il nome BASTIANELLI
autentica istituzione di prestigio sociale
nel ruolo di servizio immagine
della "Ristorazione romana "...

...Agli amici fiumicinesi
che hanno reso testimonianza
diretta o indiretta
al fenomeno
di aggregazione umana
attorno alla presente iniziativa editoriale.

...A tutta la popolazione del borgo
che persegue tutt'ora con ottimismo cosciente
e amore viscerale l'esaltazione di questa terra selvaggia
ricca di antichi tesori d'arte
e di storia
stimolando le giovani generazioni
all'antico gusto del rapporto umano
e alla solidarietà pionieristica
come scelta esistenziale

dedico queste pagine.


L’ Autore

 

 

Premessa al testo

Rivisitare l'avventura umana di Fiumicino, sorto all'incirca duecento anni fa come villaggio di pescatori, ha voluto dire prima di tutto entrare con discrezione nella quotidianità esistenziale della gente; quella che sa aprirsi con fiducia e abbandono al nuovo giorno, senza avere l'aria di dover rispondere al grande disegno della storia, e tuttavia decisa a fare la sua parte sul boccascena dello spettacolo ordinario della vita, carico di istanze e di contraddizioni, prestando sempre attenzione ai risvolti culturali che la inducono a guardare se stessa con umiltà e il mondo circostante con la necessaria comprensione. Qui non esistono certi bisogni impellenti di rifarsi al profilo di una immagine del passato (per quanto viva nella memoria di quanti amano rincorrere a ritroso l'antico splendore di Portus, come si potrà avere conferma dal contesto del presente volume) se si esclude quello di una naturale riscoperta della solidarietà, che ha legato ieri e lega ancora oggi la sua storia privata alla storia di tutta l'umanità.
Per cui, ogni capitolo generazionale e sempre rimasto agganciato al precedente e si è agganciato al seguente con il concorso forse perfino inconsapevole di una potenzialità collettiva spontanea: quella che le persone erudite usano definire "presa di coscienza della necessità di stabilire un ponte (inteso come rapporto positivo) con il resto del mondo", quasi che gli abitanti di Fiumicino siano nati tutti con la predisposizione a vivere la vita come problema.
Valeva la pena, dunque, di raccogliere in un libro una simile intuizione, per quanto connessa alla lunga serie di simboli e di altrettanti "miti" insuperati, sebbene con il rischio di confonderli con il fatalismo, appunto perché sono essi a segnare i vari momenti delle svolte compiute negli ultimi decenni di questo secolo. In ogni caso, via via che l'occhio del lettore scorrerà le pagine che seguono, affioreranno l'impegno, l'equilibrio e la volontà di una popolazione che ha perseguito con scrupolo l'intimo disegno di dare grande valore a quel processo di crescita civile che non conosce arrivi e impone di rispondere con dignità al complesso obiettivo di un ambiente urbano vivibile, con funzioni turistico culturali di fondo, e perciò bisognoso di ben più adeguate strutture pubbliche.
Ma le categorie di servizio sociale che formano il tessuto connettivo del tranquillo borgo romano hanno saputo rispondere alla crescente domanda con encomiabile tempismo. Prima fra tutte, è stata la rete della ristorazione a offrire la regolarità delle pulsazioni vitali di Fiumicino coi suoi cinquantadue locali che coprono l'intera gamma variegata delle osterie tradizionali, delle trattorie a conduzione familiare e dei ristoranti di fama, la di cui riconosciuta professionalità ha raggiunto ormai livelli di prim'ordine, creando una immagine di contenuto e di efficienza tali da guadagnarsi l'ammirazione del mondo intero.
Si può e si deve affermare, in conclusione, che il disegno di dare vita a questa iniziativa editoriale è nato alla radice stessa del generale bisogno della gente di non rinunciare mai, costi quel che costi, alla propria identità umana e culturale, che rende quotidianamente possibile lo scambio dei sentimenti posseduti in comune, con l'esclusione di qualsiasi "effetto meraviglia"; perché essa desidera continuare a vivere la vita come problema e non come spettacolo effimero di facciata.

 

Augusto Bastianelli

 

 

 

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