Premessa dell'autore
Questo volume - edito a cura dell'Associazione
"Amici di Fiumicino" - è il terzo della serie
che, preannunciata dai primi due ('Fiumicino si racconta"
e "Fiumicino, progetto a perdere"), completa il trittico
letterario sul costume, sulla società, sulla storia dell'antico
villaggio di pescatori, in ordine al quale avevo preso impegno
nel mese di giugno del 1988.
Per cui, se con il primo il lettore ha potuto disporre delle prove
testimoniali di quanti ancor oggi hanno vivo il ricordo della
tradizione familiare sul modo d'essere e di vivere dei pionieri
fiumicinesi stanziatisi in questo tratto della costa romana nell'anno
1612, con il secondo ha potuto conoscere i motivi che ancor oggi
ritardano - dopo il definitivo assurdo rifiuto di Roma al suo
porto commerciale - l'assetto globale dei porti di rifugio per
la flotta peschereccia più consistente della penisola e
la flotta nautica da diporto tra le più imponenti dell'area
mediterranea. Con il presente libro, invece, il lettore può
disporre di una sorta di “satellitespia”, capace di
dargli l'esatta visione di quel teatro globale
dell'antichità che ha permesso a Fiumicino di svolgere
la sua parte di caratterista, nel corso di un intero millennio,
al fianco dei due principali protagonisti della storia del mondo:
La Capitale dell'Impero romano e lo Stato pontificio.
La cosa mi è parsa di sommo interesse; anche perché
il copione del passato ha sempre inciso, seppure in maniera indiretta,
sulla identità storico-economica e sociale del territorio,
nonché sullo sviluppo culturale dell'uomo contemporaneo,
come conseguenza di quella immagine virtuale della memoria che
- per una sorta di trasposizione psicologica - viene a riproporsi
nella dimensione reale delle contraddizioni esistenziali di un
mondo civile incompiuto; e, perciò, insoddisfatto.
Non a caso, fin dall'inizio, mi sono proposto di affrontare con
determinazione qualunque ostacolo che fosse potuto insorgere,
durante il lavoro di ricerca, per effetto delle molte difficoltà
connesse al reperimento di testi - il più possibile di
antiquariato - tali da consentire all'amico Ezio D'Andrea di raccogliere
solo materiale certo, garantito da fonti ufficiali, tra le più
accreditate della letteratura storico-archeologica di Roma e suoi
dintorni, da cui trarre i dati essenziali dello stato originario
dell'odierno comprensorio circoscrizionale di Fiumicino, per mettere
nella giusta evidenza il processo di sviluppo della fascia costiera
romana, dalle origini ai nostri giorni.
E credo proprio che gli sforzi abbiano dato il risultato previsto;
tanto da poter affermare pubblicamente e in assoluta tranquillità
di aver corrisposto in pieno alle mie intenzioni di fornire ai
lettori fiumicinesi e no uno spaccato decisamente fedele, messo
in evidenza dalla letteratura latina, medioevale e contemporanea,
allo scopo di colmare una lacuna piuttosto vergognosa (protrattasi,
fin troppo a lungo, a livello di informazione culturale) in un
paese che presume di potersi gestire in modo autonomo, senza nemmeno
conoscere le proprie radici storiche. In ogni caso, non ho pensato
e non penso di meritare, per questo, elogi gratuiti e - tanto
meno - l'ingresso nell'olimpo delle intelligenze intellettuali
del borgo costiero moderno, che ha dato a me e a molti come me
la possibilità di crescere e sviluppare in un ambiente
al quale mi sentirò sempre legato da sentimenti di gratitudine,
per avermi già dato più di quanto potessi sperare
come operatore della ristorazione locale che, grazie a mio padre
Adolfo, ho avuto modo di raccogliere a livello di autentica istituzione
tradizionale nell'ambito della piùvasta ristorazione di
Roma.
Il che mi fa anche dire che molti altri avrebbero potuto e saputo
fare meglio di me. Perfino lo spero; in quanto il mio potrebbe
risolversi, in seguito, nei soli termini di primo esempio di iniziativa
culturale di cui Fiumicino abbisognava e abbisognerà in
futuro.
Qualunque cosa è meglio del silenzio.
E ciò che può essere scritto è meglio non
lasciarlo affidato alla modesta tradizione orale.
D'altro canto, se non penso di aver meritato chissà quali
apprezzamenti, neppure credo di aver demeritato; specie dopo che
l'amico Ezio D'Andrea, consultati i testi di antiquariato e gli
scritti di autorevoli personalità del mondo della cultura
reperiti con qualche difficoltà, mi ha confidato di avervi
trovato tanto materiale di ricerca da far impallidire qualsiasi
"addetto ai lavori, il quale - solo per pigrizia, forse -
ha lasciato priva la comunità di Fiumicino della sintesi
fondamentale delle proprie origini storiche, decisamente di primaria
importanza nell'ambito delle stesse radici etrusco-romane del
Lazio.
Di conseguenza, mi è stato facile afferrare anche il senso
delle sue parole, quando ebbe a dirmi: ' Fiumicino nella storia"
è un libro già scritto; al punto che nessuno - a
stretto rigore - potrebbe dichiararlo suo, se non in rapporto
alla volontà posta nel realizzarlo, in termini di impianto
editoriale, come raccolta di notizie degne di essere condensate
in unico volume, per essere portate a conoscenza di tante persone
che, forse, neppure avrebbero avuto il tempo di metterle insieme,
o solo di andarle a scovare nei testi classici delle varie epoche".
Lascio ai lettori l'interpretazione di queste sue parole.
A me non resta che aggiungere un pensiero grato all'Ing. Otello
Testaguzza per avermi autorizzato a riportare in queste pagine
le notizie da lui precisate sul volume "Portus".
In fondo, la mia grande soddisfazione sta tutta qui: aver consentito
ai fiumicinesi di riappropriarsi della loro identità storica
e di andare fieri del prestigioso patrimonio archeologico che
- malgrado il sudore dei secoli - vive ancora, dignitosamente
muto, la solennità del passato a pochi passi dalla porta
di casa loro, in attesa soltanto di essere ammirato, meglio conosciuto
e studiato con maggiore interesse; comunque, più a fondo
di quanto non abbiano fatto fino ad oggi. Mi si consenta di dire
un'ultima cosa.
Ho sempre saputo - per effetto di quella cultura orecchiante di
popolo, comune a molti fiumicinesi come me - che la storia è
maestra di vita. Non so quanto sia vero.
Tuttavia, ho la pretesa personale di considerarla quantomeno capace
di darci molti avvertimenti utili; se non altro, come stimolo
a mostrarci un po' meno distratti di fronte al passato, allo scopo
di saperci riscattare dagli errori compiuti (singolarmente e assieme)
a detrimento del nostro paese e dell'ambiente, troppo spesso trascurati
e appesantiti da una prolungata "non attenzione" da
parte di tutti (fiumicinesi e no).
A ogni modo, con questo libro, sono convinto che un passo avanti
sia stato compiuto: quello di aver rilasciato la carta di identità
storica alle nuovissime generazioni dell'antico villaggio di pescatori.
Augusto Bastianelli